Stasera ho visto Presa Diretta e devo confessare che era da un po' che non mi facevo due risate come si deve. Vedere gruppi di individui armati soltanto della loro ignoranza e della loro spocchia andare in giro scortati da polizziotti che potrebbero e dovrebbero fare altro è stato uno spasso. Era uno spasso vedere le facce della gente per la strade che seguiva 'sta corte dei miracoli.
Poi pensi agli attentati alla comunità gay, ai respingimenti dei barconi di clandestini e ti accorgi che vivi in un paese che è, appunto, Stato (e forse pure come participio passato), ma che non è Nazione. Non lo siamo mai stati una Nazione. Forse lo eravamo ai tempi dei Cesari, ma dopo la disfatta di quell'impero siamo sempre stati un manipolo di gente abituata ad arrangiarsi e ad ingraziarsi l'invasore di turno. A forza di ingraziare, a forza di arrangiare, nei secoli dei secoli, non potevamo che far crescere dei piccoli orticelli, ad ognuno il suo, ma non un grande giardino. E a forza di curare il nostro orticello siamo diventati incompleti, incapaci di vedere al di là della recinzione e delle nostre esigenze. E quando l'orto è messo in discussione scatta la paura. Il fascismo è una conseguenza della paura.
Molti pensano che dovremmo fuggire da questo paese (e forse non hanno tutti i torti). Ma è impossibile fuggire da un paese che non c'è, che ancora non è diventato Nazione. Costruirlo giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, bottiglia incendiaria dopo bottiglia incendiaria, Mike Buongiorni dopo Mike Buongiorni, significa vivere dando un senso alla vita. Altrimenti diventiamo come loro... i fascisti dell'orticello.
lunedì 21 settembre 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento