lunedì 28 dicembre 2009

Lettera a Valentino Rossi.

Caro Valentino, chi ti scrive è un tuo fan.
Ti seguo da quando scorrazzavi allegramente in 125. Eri (e sei) una gioia per gli occhi. Vederti fare quelle cose in moto, cose che nessuno ha mai fatto e, probabilmente, rifarà, mi dava gioia di vivere, mi appassionava, mi rendeva felice.
Fondamentalmente è per questo che voi campioni di sport prendete tanti soldi (certamente troppi, ma questo è un altro discorso), perchè le emozioni che regalate alla gente nella vita rappresentano qualcosa di non secondario; non si vive di solo pane e per chi, come me, segue con passione parecchi eventi sportivi, voi siete il companatico perfetto.
Tu poi hai rappresentato anche al di fuori della pista quello che per me dovrebbe essere un campione. Il tuo non prenderti mai sul serio, la tua schiettezza, il riconoscere sempre prima i tuoi errori e poi, eventualmente, quelli degli altri, hanno fatto di te, ai miei occhi, lo sportivo perfetto.
Personalmente non ho mai ritenuto che un campione nello sport debba esserlo anche nella vita, certo aiuta, ma non credo sia necessario. Credo però che nella vita a volte bisogna decidere da che parte stare, scegliere tra il bene e il male. Sono cose che facciamo tutti, ogni giorno, e anche i campioni non possono sfuggire a questa regola. Si può decidere di rimanere a guardare degli operai che salgono sul tetto di uno stabilimento a lottare per il loro posto di lavoro o fare qualcosa per aiutarli. Soprattutto lo si può decidere se lo stabilimento appartiene alla casa costruttrice di moto che ogni anno ti passa svariati milioni di euro.
Non sono così sciocco da pensare che un tuo intervento possa risolvere le cose. Le questioni economiche e finanziarie che regolano questo frenetico mondo in viaggio verso il nulla, passano al di sopra, ahimè, delle nostre teste, la mia, la tua e quelle degli operai accampati su un tetto. Ma a noi le questioni economiche non interessano. Io sono certo che quando ti infili il casco per affrontare un Gran Premio non pensi a quanto guadagni, nessuno sportivo lo fa. E' la passione che ci guida a far ciò che più ci piace, i soldi arrivano dopo, se arrivano. La differenza tra noi comuni mortali e te è che la tua passione ti da' da vivere. Ma tu vivi, spensierato (e non te ne faccio una colpa, sia chiaro) grazie a noi. La tua ricchezza deriva dalla tua passione, che non ho dubbi hai allevato ed allenato con enormi sacrifici che devono esserti riconosciuti anche a livello economico, ma deriva soprattutto dal fatto che milioni di persone nel mondo magari hanno bevuto una Nastro Azzurro a causa tua, hanno comprato un casco replica di quello che indossi tu, o una tuta o non so cos'altro. Probabilmente lo hanno fatto anche quei quattro operai a Lesmo. Far sentire loro la tua voce, anche solo per salutarli, per dar loro una ideale pacca sulla spalla, non mi pare sia un gesto così al di fuori dal mondo, anzi, soprattutto dal tuo mondo, che ho sempre pensato fosse fatto di queste cose più che di altro.
Tu non devi loro nulla, sia chiaro. Ho sempre pensato e penso che non si debba nulla a nessuno tranne che alla propria coscienza. La coscienza però va allenata, un po' come la derapata in curva. Più "senti" la moto, più forte diventi in pista. Più "senti la tua coscienza, più forte diventi nella vita, amico mio.
Il problema è che è difficile ascoltare la propria coscienza quando è sepolta da palate e palate di soldi...

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