
Lì per lì non ho pensato a fare una foto al cartello che ho visto io, ho tirato diritto, intento come ero a camminare veloce per far svanire etti ed immerso nei suoni diversi e diverticolari (non so se si dice ma il termine mi piace) dei Motorpsycho. Quei suoni però mi aiutano a pensare (che a volte non vorrei farlo, ma ci casco sempre).
Il problema è che veramente non voglio pensare a quello che siamo diventati. Una massa di cani rabbiosi che non solo usano cani veri per difendere le loro proprietà (costruite, glielo concedo, con anni e anni di sacrifici e di evasione fiscale), ma addirittura usano, o almeno così minacciano di fare, pistole, fucili, coltelli, figli, mogli zie e nonni contro l'invasore esterno, chiunque esso sia.
Una volta su quei cartelli sbiaditi dall'usura del tempo e delle intemperie c'era un solo monito: ATTENTI AL CANE. Che ci poteva pure stare, quantomeno per avvisare il passante di turno di stare attento ad una bestia, la quale non capisce la differenza tra un malintenzionato ed uno che passa di lì per caso.
Ora invece devi stare attento a tutta la famiglia. Ma io vorrei vederli, veramente; nonno, padre, figlio, mamma e zia, con le loro sciatiche, i loro reumatismi e la loro glicemia fuori scala ad affrontare chi mangia loro in testa, furtivo e veloce, mosso dalla fame, quella fame che la famigliola ha sepolto sotto anni di Mulino Bianco e Coca Cola.
Questa gente magari ha pure festeggiato la caduta del muro di Berlino nell'89.
Io festeggerò soltanto quando abbatteranno i muri che hanno innalzato nelle loro teste di cazzo.

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